This Is Not My Home

 

La condivisione degli spazi non è mai di fatto semplice.

Basti pensare a quanta difficoltà fanno gli esseri umani a convivere fra di loro.

Tutto questo poi si amplifica quando lo spazio si riduce; dalla convivenza sul luogo del lavoro a quella con il nostro vicino/dirimpettaio a quella con il nostro compagno/a nella stessa casa.

Ho frequentato per un periodo una casa di accoglienza.

Una casa di accoglienza è dove si occupano dell’accoglienza di minori «per interventi socio-assistenziali ed educativi integrativi o sostitutivi della famiglia».

In questa struttura che ho seguito si ospita solamente bambini, viene inoltre data la possibilità solo alla madre di poter seguire il figlio qui e di fatto abitare con quest’ultimo.La casa è condivisa da altri bambini con altrettante madri.

Oltre a loro è presente chiaramente del personale qualificato, che segue sia i bambini che le madri garantendone così la  corretta sopravvivenza e il corretto equilibrio abitativo.

L’aspetto sul quale mi sono soffermato nel mio lavoro è la consapevolezza dei bambini che quella non sia solo “la loro casa” ma che di fatto qui tutto è in condivisione dal soggiorno alla camera, ai giocattoli alla  festa di compleanno e addirittura alle volte allo stesso ruolo materno.

Anche se piccoli la mancanza quasi totale di spazi propri genera la consapevolezza che i momenti di “solitudine” diventano qualcosa di prezioso di sconosciuto di magico dove se da una parte si ha la perdita della “compagnia” si riscopre un affermarsi dell’io.