The strength of the Roots

Ho conosciuto Paolo durante i miei giorni ad Arischia, una delle tante frazioni del comune dell’ Aquila che nel 2009 è stata colpita da un evento sismico di magnitudo 6,3 della scala Richter.

Il terremoto si è lasciato alle spalle una stima definitiva di 309 morti, circa 1.600 feriti, 65.000 sfollati e oltre 10 miliardi di Euro di danni stimati.

A distanza di sette anni da quel catastrofico evento sono tornato sul territorio Aquilano per un progetto sul dopo sisma dal titolo: “Lo stato delle cose”.

In quell’occasione ho visitato diversi luoghi tra cui Arischia, dove ho conosciuto Paolo.

La casa in cui Paolo vive non solo è considerata inagibile ma è letteralmente sul punto di crollare. E allora perché lui continua a viverci? Beh, talvolta la risposta a questa domanda è semplice: perché non esiste nessun altro posto dove andare. Perché quella è pur sempre casa sua. Sono queste le risposte che Paolo mi ha dato, ogni volta che ho provato a domandarglielo.

Mi ha fatto entrare nella sua casa, si è lasciato fotografare ma mi ha anche raccontato di tutto ciò che successo. Delle ingiustizie riguardo alla ricostruzione di Arischia. Di quelle che un tempo erano stalle o semplici cantine e che oggi invece sono case ristrutturate ma completamente vuote. Di quanto sia forte, nonostante tutto, il legame suo e di tutti gli abitanti di Arischia con quelle che un tempo erano le loro case.

Mi ha raccontato di come sia difficile adesso per lui anche solo preparare un piatto di pasta e di come possa impiegare oltre un’ora per riuscirci. Mi ha raccontato che l’acqua adesso deve andare a prendersela tutte le volte che gli serve, persino per lavarsi.

Ma nonostante tutto Paolo continua a ribadire sempre le stesse parole: ’non ho un altro posto dove andare e questa è pur sempre la mia casa’.